“Ti sei data un tempo entro il quale decidere?”
Qualche mese fa, durante una consulenza, F. mi stava raccontando del suo lavoro: non era la prima volta che affrontavamo l’argomento, da tempo sentiva che quel lavoro non la rappresentava più.
Aveva già immaginato altre possibilità e aveva iniziato a costruire un progetto diverso. Eppure continuava a rimandare.
Ascoltandola, non ho cercato una soluzione ma le ho fatto una domanda: “Ti sei data un tempo entro il quale decidere?”
La conversazione è proseguita, ci siamo salutate, per me quell’incontro sembrava finito.
Qualche settimana dopo, invece, mi ha raccontato che proprio quella domanda le aveva fatto scattare qualcosa e aveva preso una decisione: aveva lasciato quel lavoro e aveva iniziato a costruire ciò che desiderava davvero.
Non perché io le avessi detto cosa fare, ma perché quella domanda aveva interrotto un pensiero che continuava a girare in tondo nella sua testa.
Perché alcune domande riescono a cambiare il modo in cui guardiamo una situazione?
Me lo sono chiesta spesso e la risposta che mi sono data è questa: le domande giuste non aggiungono qualcosa ma rendono visibile ciò che c’era già.
Il peso delle decisioni rimandate
Quando rimandi una decisione, pensi spesso che ti manchi il coraggio, oppure la motivazione o ancora aspetti il momento giusto. A volte, invece, manca una direzione.
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Quando manca una direzione continui a riflettere: valuti tutte le possibilità immaginando scenari diversi. Ma quel pensiero resta lì, aperto e continua a occupare spazio, non fa rumore eppure ti accompagna ogni giorno. È uno di quei pesi invisibili che consumano la tua energia senza che te ne accorgi.

Anche questo è organizzazione
Quando penso all’organizzazione limitarsi agli spazi è abbastanza riduttivo: spesso penso anche ai pensieri, alle decisioni lasciate in sospeso, alle cose che continui a portarti dietro perché non hanno ancora trovato un posto.
Organizzarti ti aiuta a creare le condizioni perché una decisione possa maturare e, a volte, per innescare il meccanismo con una domanda che delimita il problema e che trasforma qualcosa di indefinito in qualcosa che puoi finalmente osservare.
Ed è proprio da lì che nasce il cambiamento.
Prima di arrivare qui abbiamo visto che l’organizzazione serve a creare margine e flessibilità nella quotidianità. Se ti interessa approfondire questo cambio di prospettiva, trovi l’articolo qui.
Il mio lavoro non è dare risposte
Se arrivi da me e pensi di trovare soluzioni, devo deluderti: in realtà il mio lavoro è diverso. Non ti dico quale strada scegliere, ma ti accompagno a guardare la tua situazione con occhi nuovi. Per questo, durante le consulenze e i percorsi faccio molte domande: ogni domanda può aprire uno spazio di consapevolezza e da quello spazio, molto spesso, nasce il passo successivo.
Ripenso spesso a quel momento con F. perché mi ricorda una cosa importante: le domande non servono a convincere ma a fare chiarezza dentro di sé.
A volte basta una frase detta nel momento giusto perché un pensiero smetta di girare in cerchio e inizi finalmente a muoversi. Anche questo, secondo me, fa parte del valore dell’organizzazione, ovvero creare lo spazio necessario perché una scelta trovi il suo tempo.
Molto spesso le domande giuste emergono proprio quando inizi a osservare il peso invisibile delle responsabilità che ti sei assunta. Ne parlo in questo articolo dedicato a chi sente di essere sempre il punto di riferimento per tutti.
Tutto questo ragionamento è iniziato da una valigia. Un’esperienza semplice che mi ha fatto capire quanto la leggerezza nasca dalle decisioni che non devi più prendere ogni giorno. Se vuoi partire dall’inizio del discorso, trovi qui l’articolo.
E adesso lo chiedo a te
C’è una decisione che continui a rimandare? Se sì, non provare a risolverla oggi. Fermati un momento e chiediti: “Quale domanda non mi sono ancora fatta?” Forse non stai cercando una risposta ma hai bisogno della domanda giusta.