Ci sono storie che non nascono per essere raccontate, ma per essere ritrovate. La mia è riemersa da una scatola dei ricordi: una di quelle che non butti mai, perché custodisce pezzi di vita che non sai ancora come userai.
Oggi quella scatola è diventata una fonte di francobolli vintage per i giochi dei miei figli (non credo abbiano mai visto un francobollo prima di quelli recuperati nella scatola!). Dentro c’erano ancora cartoline, lettere, biglietti di auguri di quando ero bambina. E una fotografia. Una foto di me, ai tempi dell’istituto d’arte, indirizzo tessuto.
L’istituto d’arte e il lavoro con le mani
Ho frequentato un istituto d’arte a indirizzo tessuto. Le mie giornate includevano tante ore passate in laboratorio, nello specifico due: il laboratorio di stampa serigrafica e quello di tessitura a telaio.
Era un lavoro profondamente fisico e mentale insieme. Le mani non si muovevano mai da sole: ogni gesto richiedeva attenzione, ogni passaggio doveva essere pensato prima di essere eseguito.
Tra le tecniche che ho studiato, ce n’era una particolarmente complessa e antica: il batik.
Il batik: quando ogni scelta conta
Il batik è una tecnica antica di decorazione dei tessuti. Richiede precisione, attenzione e una grande capacità di immaginare il risultato finale prima ancora di iniziare.
Durante il laboratorio, ricordo chiaramente quanto fosse necessario fermarsi a riflettere prima di ogni passaggio. Alcune decisioni non erano modificabili (non esisteva il ctr+z). Una volta fatte, avrebbero inciso sul risultato in modo definitivo.
Non era un lavoro che permetteva distrazioni. Non si poteva improvvisare. Serviva una visione chiara, ma anche la disponibilità ad accettare ciò che sarebbe emerso. E questo, a me, piaceva moltissimo.
La foto ritrovata e ciò che racconta oggi
Nella fotografia che ho ritrovato, sto sistemando una stoffa realizzata con la tecnica del batik. Mi ha colpita la mia espressione: serena e felice del risultato ottenuto.
Rivedermi così è stato come incontrare una versione di me che conoscevo bene, ma che non avevo mai osservato da fuori.
In quel momento non potevo saperlo, ma stavo già costruendo un modo di stare nel lavoro e nella vita: con attenzione, responsabilità e rispetto per i processi.
Anche gli errori fanno parte del processo
C’è un dettaglio che oggi ricordo con un sorriso. Per eliminare la cera residua dal tessuto, una volta terminato il lavoro, è necessario usare il calore.
Il ferro da stiro era la soluzione più semplice. E sì, in quel processo ho anche rovinato il ferro da stiro di mia mamma! Non tutto si impara senza conseguenze, purtroppo o per fortuna. Ma anche questo fa parte del fare esperienza: sperimentare, sbagliare, assumersi la responsabilità delle proprie azioni.
Quando il passato trova un nome: ikigai
Solo molti anni dopo ho incontrato il concetto di ikigai. E solo allora ho capito che quella fotografia raccontava già molto di ciò che oggi so essere una direzione. Ikigai non è una formula magica, né una risposta immediata. È una bussola. Un modo per allineare ciò che sappiamo fare, ciò che ci coinvolge profondamente e ciò che dà senso alle nostre scelte.
Riguardando quella foto, ho riconosciuto un filo continuo: l’attenzione ai dettagli, il rispetto dei tempi, la consapevolezza che ogni scelta lascia un segno.
Perché raccontare questa storia
Questa non vuole essere una storia di nostalgia, ma una storia di continuità.
A volte guardiamo al passato pensando che serva solo a ricordare. In realtà può aiutarci a riconoscere chi siamo sempre stati, anche quando non avevamo ancora le parole per dirlo.
Se stai attraversando un momento di cambiamento, forse non hai bisogno di stravolgere tutto. Forse puoi iniziare da una domanda semplice: che tipo di attenzione vuoi portare nelle tue scelte?
Quella stoffa, quella fotografia e quella scatola dei ricordi mi hanno ricordato che il senso non arriva sempre all’inizio.
A volte si rivela strada facendo.
E spesso, quando lo riconosciamo, scopriamo di essere già in cammino da molto tempo.
Se vuoi approfondire il tema dell’ikigai applicato all’organizzazione e ai momenti di cambiamento, sul blog trovi altri articoli dedicati a come creare spazio – dentro e fuori – per ciò che conta davvero.