Ti racconto cosa è accaduto durante il percorso Ikigai, in cui F. mi ha detto una cosa che mi è rimasta particolarmente impressa: “Mi è piaciuto [il percorso] perché ho dovuto partecipare in modo attivo.”
Non era un complimento al percorso in sé: era la descrizione di ciò che per lei aveva fatto la differenza. Durante gli incontri non aveva ricevuto risposte già pronte: aveva dovuto fermarsi, scrivere, scegliere, ragionare.
Riconoscere cose che magari erano già dentro di lei, ma che nella quotidianità non aveva mai avuto il tempo di mettere a fuoco. Ed è proprio questo uno degli aspetti del mio lavoro che considero più importanti: non fare al posto della persona.
Quando cerchi una risposta fuori
Quando ti trovi davanti a una situazione che non ti convince, è naturale cercare qualcuno che ti dica cosa fare: “Cosa faresti al posto mio?“, “Secondo te dovrei cambiare?“, “Qual è la scelta giusta?“
A volte desideri una risposta perché sei stancə di pensarci e vorresti che qualcuno prendesse per un momento quella decisione al posto tuo. Il problema è che una risposta esterna può essere corretta e, allo stesso tempo, non essere quella giusta per te.
Perché non tiene necessariamente conto della tua storia, delle tue priorità, delle tue paure, dei tuoi desideri e di ciò che per te conta davvero.
Accompagnare è diverso di decidere
È qui che, per me, cambia il significato della parola “accompagnare”: accompagnare non vuol dire prendere una persona per mano e portarla verso una direzione prestabilita, ma creare le condizioni perché possa vedere meglio dove si trova e capire quale direzione sente sua.
Durante il percorso ikigai utilizzo domande, esercizi e strumenti che richiedono una partecipazione attiva perché credo che la risposta abbia più valore quando la persona arriva a riconoscerla come propria.
È anche per questo che considero così importante il valore delle domande nel lavoro di accompagnamento: una domanda ben posta può aprire uno spazio che una risposta pronta rischia invece di chiudere.
La partecipazione cambia il risultato
F. mi ha detto che il fatto di essere coinvolta attivamente l’aveva aiutata a “tirare fuori quello che sentiva davvero” ed è proprio questo il punto. Quando devi rispondere a una domanda, non puoi limitarti ad ascoltare: devi prendere una posizione, anche provvisoria ma la devi prendere, devi scegliere le parole, confrontarti, riconoscere una preferenza, dire “questo sì” oppure “questo no”. E, passo dopo passo, diventa più chiaro anche senza aver trovato subito una risposta definitiva perché hai iniziato a distinguere.

La chiarezza è diversa da una risposta perfetta
A volte pensi che essere arrivati a una decisione significhi non avere più dubbi anche se non sempre è così: infatti puoi essere consapevole di una direzione e avere ancora paura, è normale.
Puoi sapere cosa desideri e non sapere ancora come arrivarci, oppure puoi capire che qualcosa non ti rappresenta più senza avere già pronta l’alternativa: aver fatto chiarezza non elimina tutte le domande ma ti aiuta a capire quali sono quelle che meritano di essere affrontate adesso.
A volte una domanda è sufficiente per interrompere una situazione rimasta in sospeso e iniziare a guardarla da una prospettiva diversa.
Anche questo è organizzazione
Può sembrare lontano dal concetto di organizzazione ma secondo me, invece non lo è: organizzare vuol dire anche fare ordine tra ciò che pensi, ciò che vuoi, ciò che ti serve e ciò che non ti serve più:
- significa distinguere
- dare priorità
- ridurre il rumore
- creare uno spazio in cui poter scegliere.
A volte hai bisogno di togliere ciò che copre la risposta che stai già cercando, non ti serve aggiungere altro.
Un piccolo esercizio
Se c’è una situazione sulla quale continui a chiedere consiglio agli altri, prova per una volta a non cercare subito una risposta. Prendi un foglio e completa queste tre frasi:
– Se nessuno potesse dirmi cosa fare, io…
– Quello che so già, anche se non vorrei ammetterlo, è…
– La cosa che mi serve capire prima di decidere è…
Non serve arrivare subito a una conclusione, l’obiettivo è ascoltare cosa emerge: la frase di F. mi ha fatto riflettere proprio su questo.
Un percorso di accompagnamento può essere utile perché ti mette nella condizione di cercare le risposte giuste per te. Per me accompagnarti vuol dire aiutarti a fare spazio perché tu possa sentire con più chiarezza i tuoi pensieri.
Prova a scrivere: “Se nessuno potesse dirmi cosa fare, io cosa sceglierei?“